LA STORIA DELLA KICK BOXING

Roberto Camp. Italiano WKA / ISKA 1993
Roberto Camp. Italiano WKA / ISKA 1993

La parola Kick Boxing ha preso vita in Giappone negli anni '70 per merito del grande “Kenji Kurosaki” che nel 1976 fondò la Mejiro Gym, la prima palestra al mondo di Japanese Kick Boxing.

In quel periodo le uniche forme di combattimento a contatto erano il full contact karate, la Thai Boxe, il Sambo russo ed il Sanda cinese. I promoter giapponesi, vedendo il successo dei match di boxe thailandese, decisero di eliminare i colpi di gomito, ginocchio e le prese. Rimase uno sport da combattimento nel quale gli atleti usano pugni e calci alle gambe, al tronco ed al viso. Si usano i calzoncini corti come nella boxe e nelle boxe thailandese. Nacque la "Japanese Kick Boxing”, poi abbreviata in Kick Boxing o parola unica Kickboxing.

Gli americani precendentemente avevano iniziato a fare gare di Kung fu e di karate a contatto pieno, celebri precursori gli atleti ed attori  Bruce Lee e Chuck Norris. Unirono quindi le tecniche di pugilato a quelle di karate e kung fu, e nacque il Full Contact Karate. Campioni furono Bill Wallace, Joe Lewis e Benny Urquidez, inseriti nella Hall of Fame delle arti marziali americane. Da qui nacque la confusione dei nomi e degli stili, in quanto usando anche nel Full Contact Karate i pugni e calci, chiamarono anche quella Kick Boxing.

Oggi sono previste quattro specialità: Light contact che prevede uno scambio di colpi ad impatto limitato con l'obiettivo di toccare il più possibile l'avversario. Semi contact che prevede lo scambio veloce di colpi dove vince chi colpisce per primo l'avversario, i combattimenti sono molto simili alle gare di karate, la velocità agevola i colpi d'incontro. Full contact "pieno impatto" i colpi sono portati a fondo e il suo scopo principale è la ricerca del KO, sono obbligatorie le protezioni per testa, e gambe. Low Kick combattimento a pieno impatto che prevede anche i calci bassi al disotto del bacino.

In Giappone venne poi creato un torneo chiamato  K-1, in cui K sta per Karate, Kempo e Kick Boxing. In questo torneo le regole sono quelle della kick boxing, ma sono valide anche le ginocchiate ma senza presa. Lo scopo era mettere sullo stesso ring atleti di diverse arti marziali che avessero un regolamento sportivo che permetteva loro di confrontarsi. Viste le borse elevatissime e l'entusiasmo enorme dei giapponesi in questi avvenimenti, il K-1, nome corretto K-1 GRAND PRIX è diventato il più importante torneo al mondo, dove i migliori atleti si confrontano a Tokyo per la finalissima. Il regolamento del torneo è chiamato K-1 Style, ed è a sua volta una forma di kick boxing.

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